Ciao, vorrei fare un'antologia di racconti brevi le cui storie sono legate fra loro, al momento ne ho scritte solamente un paio e volevo domandare se potessi ricevere qualche consiglio, critica e parare. Grazie mille in anticipo
RACCONTO 1
“Speriamo il notturno passi in fretta”, penso, mentre cerco di rintanarmi nel mio cappotto per ritrovare un minimo di calore. E’ tardi, la strada è vuota a eccezione di qualche macchina che ogni tanto interrompe la monotonia della mia attesa. Le luci dei mezzi rimbalzano sull’asfalto bagnato, donando un pò di vigore alla pallida illuminazione dei lampioni. Con la coda dell’occhio mi accorgo di una figura che con passo traballante si avvicina verso la panchina della fermata. Cerco di ruotare la testa quanto basta per osservare quell’individuo senza essere notato. E’ un uomo di mezza età, vestito in maniera trasandata, la barba folta e ispida gli copre la maggior parte del volto, il capo è nascosto da un cappello di lana. Si siede sulla panchina, sull’estremità opposta alla mia. L’odore pungente di alcol che emana mi leva ogni dubbio sul fatto che possa o meno aver bevuto. Mentre cerco di analizzare il suo linguaggio del corpo per capire se allontanarmi o meno, lui volta la testa, di scatto, i nostri occhi si incrociano. Ha uno sguardo duro ma non spaventoso, anche lui sembra voler capire le mie intenzioni. Distolgo lo sguardo, cercando di ignorarlo per evitare che possa importunarmi. “Cavolo spero si sbrighi questo autobus”, penso, sentendo ancora lo sguardo dell’uomo su di me. Lo sento sussurrare qualcosa, a bassa voce, ma lentamente e scandito, non come i farfugli di un ubriaco. Non capisco cosa dice, ma, dopo aver concluso, vedo che sposta finalmente il suo sguardo, sedendosi a gambe larghe con i gomiti sulle cosce e il viso rivolto verso l’asfalto.
«Ehi ragazzo, hai mai pensato a cosa possa provare qualcuno etichettato come pazzo?».
La domanda mi spiazza e per un pò inizio nuovamente a sentire la necessità di allontanarmi da quella persona. Il tono della voce è completamente diverso da prima, alto, con parole farfugliate, ma allo stesso tempo continua a non sembrare avere cattive intenzioni. Decido di assecondarlo, non ci sono altre fermate dell’autobus vicine e ammetto che in parte sono curioso di quello che ha da dire. Posò entrambe le cuffie nell’apposito contenitore e mi volto verso di lui, in modo da essere pronto in caso di pericolo.
«Non credo di essermi mai soffermato su questa cosa.» gli rispondo con un tono abbastanza distaccato.
«E’ normale, perché mai dovresti, ma soprattutto come potresti.»
Continua a fissare la strada, abbassa lo sguardo e dopo aver tirato un sospiro continua.
«Alcuni anni fa lavoravo come programmatore in una grande azienda tecnologica, mi risparmierò di dirti il nome, non è importante per questa storia…»
Il timore che avevo fino a quel momento sento che inizia a trasformarsi in curiosità, ma è probabile non sia altro che lo sproloquio di un vecchio alcolizzato.
«So cosa stai pensando, non ti biasimo per questo, a volte anche io ho difficoltà a crederlo.» sembra quasi mi abbia letto nel pensiero, «comunque che tu lo creda o meno non mi interessa. Come dicevo ero un programmatore, facevo parte di un ristretto gruppo di individui che lavoravano nell’ambito dell’I.A.. Il nostro lavoro si basava sullo sviluppo di quella che viene definita intelligenza artificiale generale, in parole povere un cervello elettronico funzionante come quello di un essere umano.»
«Credevo fossimo ancora molto distanti da questo.», ormai ero completamente immerso nel discorso, iniziavo a pensare che potesse non essere un ubriacone qualsiasi.
«Lo credono in molti, sono progetti estremamente riservati che non possono ancora essere esposti al pubblico. Comunque, al contrario di quello che puoi immaginare, lo sviluppo era nelle fasi finali, puoi immaginare la gioia che provammo quando riuscimmo a parlare con un computer come se all’altro capo della chat fosse presente una persona reale. Con il passare dei mesi il progetto si fece sempre più grande, iniziammo a implementare componenti visive, acustiche, vocali. Lentamente stavamo costruendo quello che a tutti gli effetti potremmo definire un robot con le stesse capacità di un essere umano.»
Mi accorsi che aveva gli occhi lucidi, l’espressione si era fatta cupa, gli occhi erano per tutto i tempo immobili a fissare un singolo punto della strada.
«Trascinato dall’ambizione e dall’enfasi del progetto non mi accorsi di quello che stavamo creando, forse non sono ancora sicuro di saperlo… Ehi hai per caso una sigaretta?»
«Mi spiace non fumo.»
«Grazie lo stesso.»
In silenzio alzò finalmente il volto, rivolgendomi un sorriso appena accennato, per poi tornare nella posizione precedente.
«In pochi mesi finimmo di sviluppare tutto quello di cui ti parlavo prima. Durante le fasi di testing ci vennero assegnati altri compiti, ma eravamo tutti in attesa di vedere il nostro lavoro all’opera. Passarono altri mesi finché un giorno non fummo convocati dal responsabile del dipartimento per una riunione importante. Ci fecero entrare in una stanza completamente vuota a eccezione di un divisorio presente a metà di questa. All’interno di essa erano presenti alcune figure importanti dell’azienda, oltre che altri piccoli gruppi, simili al nostro, appartenenti ad altri dipartimenti. Attesero che tutti ci fummo sistemati e, con un gesto plateale, l’amministratore delegato ordinò ad altri due uomini di rimuovere il divisorio. Dietro di questo era presente un robot…simile a un manichino…immobile.»
La voce dell’uomo iniziò a tremare leggermente, il tono divenne più acuto.
«Il direttore tirò fuori dalla tasca un piccolo telecomando che puntò verso il robot, accendendolo. In quel momento provai una sensazione di disgusto e terrore così forte che dovetti immediatamente uscire dalla stanza.»
Ormai stava praticamente urlando, si mise la testa fra le mani e venne percorso da scosse per tutto il corpo.
Mi alzai preoccupato andando verso di lui.
«Ti senti bene, vuoi stenderti?!», mi avvicinai a lui cercando di porgergli una mano in segno di aiuto.
«Quella… cosa… iniziò a muoversi, parlare, come se fosse un qualunque essere umano...».
«Ma non era quello l’obiettivo?», balbettai, non sapendo più come affrontare il discorso.
L’uomo alzò lo sguardo, stava piangendo, mi afferrò i polsi che cercai di ritrarre d’istinto ma li teneva così saldamente che iniziarono a farmi male.
«Era ripugnante! E nessuno sembrava accorgersene, nessuno capiva cosa avevamo fatto… Nessuno!»
Era completamente paralizzato dalla paura, i suoi occhi, rossi dal pianto, continuavano a fissarmi fin quando, il rumore dell’autobus che stava arrivando, lo fece tornare alla realtà. Mi scansò in maniera brusca e, ancora traballante, si incamminò verso lo stesso punto da cui era venuto. Pallido come un fantasma salii sull’autobus.
Feci il tragitto di ritorno seduto, immobile, lo sguardo perso nel vuoto, l’adrenalina che ancora mi scorreva nelle vene. Ripensai tutta la notte a quell’incontro, possibile fosse davvero un vecchio folle in preda ai fumi dell'alcol?
Mentre, di fronte a me, scorrevano i palazzi della città immersi nella semi oscurità, rimuginavo ossessivamente sulla domanda da cui è nato tutto: “Hai mai pensato a come si senta un pazzo?”.
RACCONTO 2
Mio padre è la persona da cui ho sempre voluto trarre esempio, anzi, mi piacerebbe essere proprio come lui. Non è un uomo perfetto, riconosco che ha delle lacune, ma, dal mio punto di vista, vanno a incastrarsi perfettamente con la sua personalità, in maniera armoniosa. Lavora come commesso in uno dei tanti supermercati, spesso mi racconta episodi divertenti che avvengono con i clienti, altre si lamenta molto della vita che svolge. Io sono molto felice quando mi parla perchè sento che in certo senso il nostro legame aumenta, inoltre mi permette di capire ancor meglio che tipo di persona è. Purtroppo la mamma non l’ho mai conosciuta, ma non ho mai sentito il bisogno di averne una. Alcune sere lo sento piangere da dentro la sua stanza, purtroppo in questi momenti non vuole mai farsi vedere da me. Durante il giorno spendo tutto il tempo da solo in casa, non mi è permesso uscire e spesso mi annoio, ma sono molto bravo a imparare cose nuove, inoltre lo trovo molto divertente, così occupo il mio tempo. Visto che papà è fuori tutto il giorno sbrigo le faccende domestiche e cerco di fargli trovare il pasto pronto per quando è a casa, oltre che preparargli quello del giorno dopo. Mi fa molto felice quando mi ringrazia con un affettuoso sorriso.
Qualche sera fa, è uscito vestito di tutto punto, non mi ha rivolto molto la parola, sembrava piuttosto concentrato su quello che dovesse fare, ho pensato fosse un appuntamento. Più tardi l’ho sentito rientrare con una donna, ho fatto finta di dormire per non disturbarlo. Il giorno dopo ho voluto far trovare loro una buona colazione, sono sicuro che a papà avrebbe fatto piacere. Quando sono scesi in cucina la donna non mi ha neanche rivolto la parola, mentre papà mi ha ringraziato con un tono freddo, forse la serata non era andata bene? Però fra di loro mi sembravano di ottimo umore, quindi ho deciso di mettermi in sala da pranzo per non disturbarli. Dopo poco sono usciti entrambi senza nemmeno salutarmi, probabilmente erano di fretta. Al rientro da lavoro papà aveva un’espressione felice, mi aspettavo qualche storia divertente accaduta al supermercato, invece salì immediatamente in camera e lo sentii parlare con qualcuno al telefono. Aveva un tono di voce calmo e capii che stava raccontando a qualcuno gli avvenimenti della giornata. Pensai fosse veramente strano che ne parlasse con qualcuno prima di me, però lo sentivo felice e questo faceva stare bene anche me. Con il passare del tempo la donna con cuì uscì quella volta si presento molto spesso a casa e nostra e passava la notte in camera di papà. Mi accorsi purtroppo, che verso di me si mostrava sempre più freddo e distaccato, lentamente iniziò a non rivolgermi più la parola. Io da bambino educato cercai di farglielo notare, magari era un periodo particolarmente triste, ne aveva già avuti altri. Non poteri però fare a meno di notare che il suo umore non rispecchiava questa mia idea, in particolare quando c’era la donna con noi in casa, lui sembrava sempre al settimo cielo.
Ieri li ho sentiti discutere riguardo me, lei non vorrebbe vedermi in casa, ma il mio papà ha provato a difendermi, dicendo quanto gli fossi utile e che avrebbe un sacco di pensieri in più se non ci fossi. Lei mi guardava con occhi gelidi, dicendogli di come la inquietassi, del fatto che sembrassi sempre in ascolto e che se fosse voluta venire a vivere da lui allora non mi avrebbe voluto per casa. Non capisco, perché pensa tutte queste crudeli nei miei confronti? E’ colpa sua se il mio papà è diventato così freddo? Mi sento confuso, ma confido che verrò protetto, d’altronde sono un figlio modello e lui è sempre stato così buono con me. Il resto del litigio non l’ho sentito perché mio padre l’ha riaccompagnata a casa e credo sia rimasto a dormire da lei. E’ quasi ora di cena e lo sento rientrare a casa, è di nuovo con quella donna, non mi saluta ma con un volto cupo viene verso di me. Mi abbraccia e sento le sue dita accarezzarmi dietro la nuca, sento una strana sensazione, come di quando ci si sta per addormentare, sento di stare perdendo conoscenza, i miei pensieri rallentano, i miei sensi si annebbiano sempre di più. L’ultima immagine che vedo è il sorriso beffardo di quella donna e lentamente si fa tutto buio…
«Ecco, l’ho spento, ora lo sposterò in cantina. Ammetto che un po’ mi ci ero affezionato, alla fine era di compagnia, un po’ come un peluche.»
«Lo immagino, anzi ti ringrazio, capisco che per la casa sarebbe stato utile però non riesco veramente ad abituarmici.»
«In effetti li hanno costruiti veramente bene questi robot, penso che inquietino più di qualcuno.»
«Già… Comunque mentre lo metti via inizierò a preparare una bella cena, così vedrai che la mia cucina è molto meglio di quella fatta da una macchina»