Alexis de Tocqueville e la malinconia degli abitanti delle democrazie - citato Bauman in "Meglio essere felici"
Alexis de Tocqueville e la malinconia degli abitanti delle democrazie
Questo era Max Scheler. Ebbene, prima di lui, già all’inizio del XIX secolo, Alexis de Tocqueville fu mandato dai rivoluzionari francesi in America a studiare una situazione di cui ancora non si sapeva nulla nell’Europa continentale: una novità chiamata “democrazia”. I francesi volevano sapere se la democrazia rendesse la vita umana migliore, più presente, più godibile.
Alexis de Tocqueville scrisse La democrazia in America(1835), un testo ancor oggi molto attuale, che vi suggerisco di leggere se non lo avete già fatto. Quello che scoprì è che la felicità è una qualità che si ritira sempre dinanzi alle persone, si sottrae alla loro vista e, ritirandosi, volta loro le spalle. Non appena gli esseri umani pensano di averla afferrata, essa scivola via fra le loro dita.
Nella mitologia greca c’era una figura chiamata Tantalo. Era un essere umano, non un dio, ma era davvero in ottimi rapporti con gli dei dell’Olimpo: vino e cene e saggezza! A un certo punto, però, fece qualcosa di sbagliato e fu punito dagli dei. In che modo? Con una punizione tantalizing, come sono soliti dire gli inglesi. Tantalo, assetato e affamato, fu messo vicino a un limpido ruscello, ma ogni volta che chinava il capo per bere quell’acqua fresca l’acqua scorreva via. Sopra di lui c’era un casco di frutta appetitosa, ma ogni volta che sollevava il capo quello saliva più in alto. Questo è propriamente il modo in cui Tocqueville descrive l’idea della ricerca dell’interesse in una società disuguale. Per dimostrare quanto sia intima l’affinità tra l’esperienza di Tantalo e quella di Tocqueville, lo citerò di nuovo a proposito della democrazia: «Loro la vedono [loro, le persone democratiche in America, sature di spirito democratico, spirito di uguaglianza] abbastanza vicina da conoscerne il fascino, il potere d’attrazione, ma non vi si approssimano abbastanza da goderne. E saranno morti prima che possano pienamente apprezzarne la delizia. Questa è la ragione della strana malinconia che inquieta gli abitanti delle democrazie». Perché proprio le democrazie? «Perché vivono nell’abbondanza, e il disgusto della vita talvolta li avvinghia in calme e semplici circostanze».
Il confronto tra l’enorme ventaglio di possibilità dischiuso a ciascuno di noi e la realtà di un controllo molto limitato sul destino di un individuo che manca di risorse, di abilità, di determinazione – a volte un genuino difetto, un difetto del carattere, ma altre volte semplicemente circostanze esterne che ci ostacolano – crea uno stato di infelicità, uno sconvolgimento, un colpo all’autostima: «Io non sono degno, non sono il giusto tipo di persona, non posso fare quello che fanno gli altri».