u/JeSuis_Bazzorgio

Ciao, è da poco che mi dedico alla scrittura, e questo brevissimo racconto è un buon esempio di come scrivo. A me diverte molto, ma ho paura di risultare caotico, anche perché scarto parti di testo inutili o uso parole che non esistono davvero. Il mio obbiettivo di solito è quello di disorientare il lettore, però non vorrei che il testo risultasse illeggibile. Nel complesso sarà molto rozzo anche perché l'ho lavorato poco. Se aveste voglia di leggerlo e darmi un parere, mi fareste molto piacere.

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Lontano tempo fa, c'era un luogo tanto, dove quando il cielo è terso si possono osservare banchi di nubi e se pensi si sia perso guardi in su, ma se cerchi di nuovo in giù la terra sotto i piedi non c'è più. Qui le pianure svettano sui monti e so di quello che parlo perché i monti sono più profondi degli oceani. Sempre qui, di solito qui, c'era un giovane uomo, più giovane che uomo. Un ragazzo, per così dire, che passava (spassava) il suo tempo su un fiumiciattolo sallo, a quisquiliare e bighellonare con amici e amichetti. Ma il ragazzo non è importante per la nostra storia, volevo solo prendere un po' di tempo. Adesso, cari i miei lettori, posso presentarmi e abbandonare lo stile saltarellesco dell'incipit che è, onestamente, difficilissimo a scriversi. Io sono il Bardo, il bardo di una storia che sta per esservi raccontata, l'unica storia che abbia mai scritto a dire il vero.

Cimentandomi in quest'arte dello scrivere, vi devo dire, ho scoperto un mondo: un mondo dove posso sbizzarrirmi e utilizzare la mia immaginazione e la penna per disegnare interi mondi.

Scrivo di un CASTELLO, in possenti caratteri capitali, grassetto. Le solide rocce su cui poggia sembrano essere lì da sempre. All'interno di questo castello, una corte sempre in fermento: servitori, scritti fini fini, quasi invisibili, silenziosi domestici, cavalieri, che dipingo con un fermo stampatello minuscolo, sottolineato. Infine, ci sono delle leggiadre dame, in un corsivo elegante. Ci sono un Re, una Regina, un Principe, ed una Principessa. Tutti con la lettera maiuscola. Ora, il Principe, non era proprio una cima, sì era bello, sì era facoltoso, sì era acculturato... Ma la Principessa, era su un'altra scala. Il futuro del regno, il raggio di sole che illuminava tutta la corte. E aveva anche uno spasimante. Agirodulfo, il cavaliere più facoltoso, più nobile e più retto del reame. Sì, qualche sciocco guastafeste avrebbe potuto dire che i due non si erano mai parlati, ma erano piccoli dettagli di poca importanza. Lei lo sapeva.

Gli occhi del cavaliere erano sempre rivolti ai piedi del trono, dove i due figli del re avevano seggio, e le faceva occhiolini complici, sorrideva.

Pensate che, quando lei e suo fratello si ritiravano nelle loro stanze per leggere e dedicarsi alle attività ricreative, c'era sempre una rosa nel salone principale: "da agirodulfo, per il mio amore", recitava.

E quando andava a caccia col principe, come le si struggeva il cuore, pensando che il suo amato potesse essere in pericolo, minacciato da serpenti e uccelli rapaci.

Non vi dico come piangeva e si disperava la povera giovine quando il suo lui andava in guerra, con lance acuminate e spade affilatissime che tentavano alla sua vita.

Insomma, era un rapporto un po' complicato ma lei aveva il presentimento che qualcosa di fenomenale stesse per accadere, lo aveva addirittura odito, di sfuggita si intende, parlare con suo padre di un matrimonio!

E un bel giorno, mentre la fanciulla passeggiava serenamente per il palazzo, il paladino, in abiti da cerimonia le si piazzò davanti, con sguardo serio e concentrato.

Inginocchiatosi tirò fuori dal mantello porpora una scatoletta in velluto azzurro, e con dolci mosse aprì lo scrigno dei desideri della dama e (sorpresa!) dentro c'era un bellissimo anello di fine oro. Le fatidiche parole: “Mi vuoi sposare?”

Una gioia immensa invase la donzella, stava per rispondere quando, da dietro di lei: “SI”. Suo fratello la saltò con un balzo, e fini tra le braccia del principe, mentre lei guardava perplessa la scena.

Inutile dire, che i due sposi regnarono saggiamente sui territori del castello, per molti anni a seguire.

E la Principessa? Direte voi, giustamente. Rimarrà da sola? No, facciamo che… facciamo che si ritira nei boschi, e si trasforma in una paladina della giustizia. Diventa forte, tosta e indipendente, insomma. Addirittura, conosce e stringe una forte amicizia con il ragazzo del fiume, così l'incipit non sarà stato inutile.

Ora, lo so che tutte le fiabe hanno una morale, ma questa non è una fiaba, è una storiella che ho scritto nella noia di un pomeriggio assolato. Nonostante ciò, spero l'abbiate apprezzata e non vi abbia tediato troppo.

Si può finalmente dire: “e vissero tutti, felici e contenti”.

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reddit.com
u/JeSuis_Bazzorgio — 7 days ago

Ciao, è da poco che mi dedico alla scrittura, e questo brevissimo racconto è un buon esempio di come scrivo. A me diverte molto, ma ho paura di risultare caotico, anche perché scarto parti di testo inutili o uso parole che non esistono davvero. Il mio obbiettivo di solito è quello di disorientare il lettore, però non vorrei che il testo risultasse illeggibile. Nel complesso sarà molto rozzo anche perché l'ho lavorato poco. Se aveste voglia di leggerlo e darmi un parere, mi fareste molto piacere

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Lontano tempo fa, c'era un luogo tanto, dove quando il cielo è terso si possono osservare banchi di nubi e se pensi si sia perso guardi in su, ma se cerchi di nuovo in giù la terra sotto i piedi non c'è più. Qui le pianure svettano sui monti e so di quello che parlo perché i monti sono più profondi degli oceani. Sempre qui, di solito qui, c'era un giovane uomo, più giovane che uomo. Un ragazzo, per così dire, che passava (spassava) il suo tempo su un fiumiciattolo sallo, a quisquiliare e bighellonare con amici e amichetti. Ma il ragazzo non è imoprtante per la nostra storia, volevo solo prendere un o’ di tempo. Adesso, cari i miei lettori, posso presentarmi e abbandonare lo stile saltarellesco dell'incipit che è, onestamente, difficilissimo a scriversi. Io sono il Bardo, il bardo di una storia che sta per esservi raccontata, l'unica storia che abbia mai scritto a dire il vero.

Cimentandomi in quest'arte dello scrivere, vi devo dire, ho scoperto un mondo: un mondo dove posso sbizzarrirmi e utilizzare la mia immaginazione e la penna per disegnare interi mondi.

Scrivo di un castello, in possenti caratteri capitali, grassetto. Le solide rocce su cui poggia sembrano essere lì da sempre. All'interno di questo castello, una corte sempre in fermento: servitori, scritti fini fini, quasi invisibili, silenziosi domestici, cavalieri, che dipingo con un fermo stampatello minuscolo, sottolineato. Infine, ci sono delle leggiadre dame, in un corsivo elegante. Ci sono un Re, una Regina, un Principe, ed una Principessa. Tutti con la lettera maiuscola. Ora, il Principe, non era proprio una cima, sì era bello, sì era facoltoso, sì era acculturato... Ma la Principessa, era su un'altra scala. Il futuro del regno, il raggio di sole che illuminava tutta la corte. E aveva anche uno spasimante. Agiradulfo, il cavaliere più facoltoso, più nobile e più retto del reame. Sì, qualche sciocco guastafeste avrebbe potuto dire che i due non si erano mai parlati, ma erano piccoli dettagli di poca importanza. Lei lo sapeva.

Gli occhi del cavaliere erano sempre rivolti ai piedi del trono, dove i due figli del re avevano seggio, e le faceva occhiolini complici, sorrideva.

Pensate che, quando lei e suo fratello si ritiravano nelle loro stanze per leggere e dedicarsi alle attività ricreative, c'era sempre una rosa nel salone principale: "da agirodulfo, per il mio amore", recitava.

E quando andava a caccia col principe, come le si struggesse il cuore, pensando che il suo amato potesse essere in pericolo, minacciato da serpenti e uccelli rapaci.

Non vi dico come piangeva e si disperava la povera giovine quando il suo lui andava in guerra, con lance acuminate e spade affilatissime che tentavano alla sua vita.

Insomma, era un rapporto un po' complicato ma lei aveva il presentimento che qualcosa di fenomenale stesse per accadere, lo aveva addirittura odito, di sfuggita si intende, parlare con suo padre di un matrimonio!

E un bel giorno, mentre la fanciulla passeggiava serenamente per il palazzo, il paladino, in abiti da cerimonia le si piazzò davanti, con sguardo serio e concentrato.

Inginocchiatosi tirò fuori dal mantello porpora una scatoletta in velluto azzurro, che con dolci mosse aprì lo scrigno dei desideri della dama e (sorpresa!) dentro c'era un bellissimo anello di fine oro. Le fatidiche parole: “Mi vuoi sposare?”

Una gioia immensa invase la donzella, stava per rispondere quando, da dietro di le: “SI”. Suo fratello la saltò con un balzo, e fini tra le braccia del principe, mentre lei guardava perplessa la scena.

Inutile dire, che i due sposi regnarono saggiamente sui territori del castello, per molti anni a seguire.

E la Principessa? Direte voi, giustamente. Rimarrà da sola? No, facciamo che… facciamo che si ritira nei boschi, e si trasforma in una paladina della giustizia. Diventa forte, tosta e indipendente, insomma.

Almeno così possiamo dire che vissero tutti, felici e contenti.

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u/JeSuis_Bazzorgio — 7 days ago