Cercasi parere
Ciao a tutti! Vorrei sottoporvi questo brevissimo racconto.
Oltre a un parere sulla chiarezza della metafora e sul ritmo del finale, mi piacerebbe chiedervi se secondo voi, questo genere di mini-racconti/parabole ha ancora senso nel panorama attuale? È uno stile che può ancora piacere o lo considerate un modo di scrivere "superato", magari troppo legato a una narrativa d'altri tempi?
Ecco il testo:
Il tuorlo che sfidò il guscio.
Vi racconto una storia molto nota tra gli albumi delle uova.
Narra di un tuorlo che, ben addensato e assai ricco di vitalità, sfidò il suo guscio pretendendo dei fori da cui voleva vedere la luce.
Il guscio, ovviamente, non poteva accettare: sapeva bene che dei fori avrebbero significato la fine del mondo e quindi, con la pazienza che da sempre lo contraddistingueva, iniziò a dire alla membrana di dire all’albume di dire al tuorlo che la sua richiesta non poteva essere accontentata, ma che per dargli un’idea della luce avrebbe mandato nella camera d’aria dei colori più nitidi e intensi.
Il tuorlo ricevette il messaggio, ma non si accontentò. E cosa fece? Convinse l’albume che il guscio era loro nemico, che non voleva fargli scoprire la luce e che non si sarebbero mai trasformati in un pulcino per colpa sua. L’albume, che non era per niente un tipo mite, iniziò a ribollire e occupò tutta la camera d’aria offuscando tutti i colori e, con i suoi movimenti, staccò anche tutte le calaze che tenevano il tuorlo al centro.
A questo punto il tuorlo si mescolò con l’albume. Ora erano uniti e quello che pensava uno lo pensava anche l’altro. Il loro odio per il guscio li teneva uniti e affiatati, ma senza luce e senza colori. Erano soli e non sapevano come liberarsi dal guscio. Quest’ultimo, da parte sua, si domandava cosa avesse fatto di male per meritare tanto subbuglio e tanta inquietudine dentro. Ne parlò con il guscio di un altro uovo che però sembrò non capire il problema: il suo tuorlo e il suo albume erano senza ambizioni, quindi non conosceva rivolte interne.
Allora, su suo consiglio, si recò da un esperto: una gallina che iniziò a covarlo senza neanche lasciarlo parlare. Il calore fece sì che l’uovo si schiudesse, ma ciò che ne uscì non fu un pulcino, bensì un bagliore che accecó la gallina, la quale da quel momento in poi iniziò a parlare con le uova che covava. Si dice che da alcune uscissero gioielli d’oro.