Possibile trauma infantile causato dal padre?
- M22
- non in terapia
Ciao a tutti,
perdonate la forma, ma seguirà un flusso di coscienza, che cercherò di mantenere il più ordinato possibile:
in un momento non ben precisato della mia infanzia mio padre per ogni piccolezza che lui ritenesse opportuno "correggere" o zittire mi picchiava con una bacchetta, che solitamente era un rametto resistente che staccava da qualche pianta.
Mi ricordo di un episodio in cui, nel mentre stavamo ritornando a casa in macchina dopo un pranzo dai parenti, ha staccato un ramo e ha commentato una cosa simile: "bene adesso ne abbiamo uno nuovo per quando serve".
In realtà ora che mi viene in mente potrebbe essere cominciato tutto quando ho iniziato le elementari...
Mio padre aveva cambiato lavoro e quindi ci siamo spostati dalla casa in cui vivevamo con la nonna. Probabilmente lì evitava di picchiarmi per non turbarla o comunque era contraria credo.
Con mio fratello non faceva lo stesso, mi sembra di ricordare.
Questa continua violenza si riversava involontariamente anche a scuola, intendo dire che ero un bambino all'inizio iper-attivo che non riusciva a stare fermo. Poi crescendo 3/4 elementare cercavo di essere molto più composto.
Tuttavia, senza apparente motivo si verificavano atti di violenza verso i miei compagni, senza apparente motivo o magari perché mi facevano sentire inadatto oppure ancora perché mi dava fastidio il loro comportamento.
Non ne sono certo è passato molto tempo.
Comunque, mi ricordo di una volta che ho preso un libro di scuola e l'ho sbattuto in testa a un compagno.
Mentre alle medie a una lezione ho sbattuto la testa di un compagno sul banco.
Cose, ripeto, che se ci ripenso non hanno senso, e nemmeno allora probabilmente.
Sono arrivato alla conclusione che sia dovuto alla mia incomprensione dei motivi per cui mio padre mi picchiasse, come se sentissi il bisogno di esternare il disagio che avevo in casa.
Questo mi ha portato ad avere man mano che passava il tempo, soprattutto dalle medie, difficoltà a relazionarmi normalmente.
Probabilmente tutto questo non sarebbe continuato, se mia madre a un certo punto mi avesse aiutato a denunciare. In TV avevo sentito che in un paese europeo un genitore era stato condannato per avere picchiato il figlio. Da questo mi è sorto il pensiero: "non è che non è normale quello che mi sta succedendo?". Un giorno infatti mi sono alzato e prima di andare a scuola (mio padre era già andato a lavoro) ho detto a mia madre che volevo denunciare mio padre. Lei è rimasta sbigottita come non sapesse cosa fare. Quando sono diventato più insistente, lei mi ha sfidato a farlo da solo, di prendere il telefono e chiamare i carabinieri. Da quel giorno le violenze sono diventate più rare, come avesse paura mio padre.
A una cena di famiglia ha commentato: "ah, non si può fare più nulla... per così poco".
Entrambe le nonne (materna e paterna) disapprovavano i suoi comportamenti, ma non hanno ma i fatto nulla di concreto.
In parallelo c'è sempre stata una corsa dentro di me per avere al più presto una fidanzata (alle elementari), in competizione con i compagni.
Poi ho cominciato a provare attrazione verso lo stesso genere (alle medie).
Ho perso amicizie a causa "dell'esigenza" ad una affettività più fisica, che sentimentale nel periodo delle medie (anche qualcosa a fine elementari).
Alle superiori ho frequentato una scuola, forse, "più semplice" rispetto le mie capacità. Credo avessi bisogno di distrarmi nello studio e di dimostrare di essere bravo ai genitori, avevo medie molto alte.
Oggi che lavoro sono una persona molto "tranquilla" e come altro "disturbo" nato è l'inadeguatezza con le altre persone, il non essere abbastanza.
Soprattutto a volte in mi confronto con loro soprattutto a livello economico, fisico o relazionale.
Mi sento indietro o in generale inadatto.
Questa è e fu la mia situazione.
Tre o quattro anni fa ho provato a rivolgermi a consultori familiari, ma ho avuto una brutta esperienza di incipit con un'assistente sociale che ha molto svalutato la mia situazione e mi ha detto di "svegliarmi fuori" se così si può dire.
Ho provato in una seduta a pagamento da uno psicologo che usava un metodo di ascolto "passivo", con qualche domanda in caso di silenzio.
Subito mi sono sentito meglio e mi sono messo a piangere anche, ma per il valore economico e l'assistenza in se non mi è sembrato adeguato.