Ciao a tutti,
(M26) Forse il titolo non è centratissimo ma vorrei condividere una dinamica che mi capita di vivere ciclicamente, per capire se è una percezione più largamente condivisa o se riguarda principalmente me stesso
Periodicamente (non saprei identificare degli eventi trigger particolari qualora ci siano) il mio cervello inizia a destrutturare quasi completamente la realtà, riducendola in micro-parti, in pezzi
Come se guardassi un ingranaggio e avessi la sensazione di vedere ogni singolo dente, ma perdessi di vista la funzione comunemente attribuita alla macchina
Questo processo mi porta a un nichilismo totale: nulla ha più senso e questo si trascina dietro una perdita generalizzata di entusiasmo verso qualsiasi azione, persona o esperienza (in questo periodo leggere mi sta aiutando ma non è una soluzione magica né tantomeno funziona a comando)
Non la definirei depressione nel senso classico (non sono necessariamente pensieri neri o lugubri), ma sono pensieri con un certo "peso specifico"
È una sensazione di aderenza alla realtà così nuda che diventa insopportabile
Ciò che percepisco in questi periodi è che mi sento sommerso dalle sovrastrutture di questo mondo, specialmente quello del lavoro (di cui, come quasi tutti, non posso fare a meno) e in secondo luogo quello delle interazioni sociali in senso più esteso: un continuo fingere
Fingere di essere simpatici o che qualcuno ci stia simpatico, fingere che una decisione di un superiore sia intelligente, fingere che qualcosa ci diverta quando vorremmo solo tenere il broncio (cosa che da quando ho l'indeterminato sto facendo sempre con più genuinità - sfinito dalla finzione continua)
Una incessante quanto imbarazzante recita scolastica...
Il punto è che io non credo che la mia lente sia "danneggiata", anzi, la sento maledettamente vera al punto che mi sembra di poterla toccare e ciò mi inorgoglisce: nella mia testa questo è un tratto che definisce la mia personalità senza il quale mi sentirei "come gli altri" (praticamente sto anche facendo di questo tratto potenzialmente "tossico" un punto di forza)
Voglio dire: se le cose intorno a me appaiono come un ammasso di convenzioni ipocrite e ingranaggi privi di uno scopo intrinseco, non penso che dovrei sentire il bisogno di "curare" la mia visione...
Semmai è la realtà a presentare delle evidenti criticità e io mi limito a guardarla senza il filtro della narrazione rassicurante utilizzato "dagli altri" (e da me stesso quando esco da questi periodi?)
Non vorrei dilungarmi eccessivamente ma resto disponibile a farlo
Quello che vi chiedo è, sperando di essermi espresso in modo sufficientemente chiaro:
- Succede anche a voi?
- Come gestite questo peso quando decidete di non voler "guarire" dalla verità, ma semplicemente di voler sopravvivere alla pesantezza che ne deriva?