Buonasera a tutti! Scrivo perché spesso assisto a e leggo di discussioni riguardanti il full remote. Come in ogni cosa, ci sono sostenitori e detrattori. Io ho lavorato 1 anni e 6 mesi in una realtà completamente in full remote come data analyst in settore consulenza direzionale e strategica private/public.
Ora mi sono dimesso per rimanere nel settore ma con modalità ibrida e presenza dal cliente e tra le motivazioni che mi hanno spinto al cambio c’è stata proprio la necessità di tornare in presenza.
Il full remote mi ha salvato per un anno dal caos di Roma (peraltro nell’anno giubilare, lascio a voi immaginare) che negli ultimi mesi del mio vecchio lavoro (ottobre 2024) era divenuto insostenibile. Sono quindi passato a full-remote e all’inizio è stato paradisiaco. Purtroppo però con il tempo sono iniziati alcuni problemi, che vorrei condividere con voi. Questo non per screditare il lavoro da remoto, ma per dare qualche consiglio e strumento a chi lo sta valutando.
Sembrerà scontato, ma serve una strategia, soprattutto nei mesi invernali, per esporsi al sole. Non date questo dettaglio mai per scontato. Ho iniziato a lavorare in full-remote a novembre 2024 e ad aprile 2025 aveva la vitamina D sotto le scarpe, in situazione di carenza grave. Quindi, oltre all’integrazione (comunque necessaria in inverno), serve trovare un modo per stare alla luce del sole quanto più possibile nei mesi invernali.
Oltre l’orario di lavoro “esporsi” il più possibile all’umanità. Non intendo amici, parenti, compagni di palestra. Intendo proprio esporsi nei luoghi pubblici con tanta gente e starci per un po’. Dopo qualche mese, infatti, ho iniziato a percepirmi “strano” nel mondo, fuori contesto. Una sorta di depresonalizzazione/derealizzazione che però non nasceva come sintomatologia ansiosa, ma che derivava dalla disabitudine a stare nel mondo esterno.
La mattina è molto utile prepararsi comunque come se si dovesse uscire. Toeletta completa come d’abitudine e vestiti da lavoro.
Dando per scontato che si lavora nelle stesse stanze in cui si vive, bisogna avere un punto preciso che significa “ufficio”. Non serve avere una stanza dedicata o la scenografia da LinkedIn con piantine e tazza motivazionale, serve avere un punto che significa solo e soltanto angolo ufficio.
Ultimo, ma non per importanza: attenzione alla salute e sicurezza. Assicuratevi postazioni ergonomiche. Le aziende se ne fregano completamente, ma è meglio prendersene cura. L’impatto del full remote è devastante sul corpo e si percepisce di botto dopo mesi.
Questo è quello che ho capito del full remote e di come “sopravvivergli”. Il trucco è ricordarsi sempre che è qualcosa di innaturale e che servono molte accortezze in più e, soprattutto, solide routine e abitudini.