Ciao a tutti!
Sto lavorando a un progetto fantasy-shonen, in particolare ispirandomi ai temi di MHA, ambientato però in un mondo molto più disordinato e sporco.
Il concept: Sono passati 6 anni da quando gli Eroi hanno tradito il Re, alleandosi con il Re Demone. Da allora la loro professione è bandita, il mondo è precipitato in un'anarchia dominata dalla legge del più forte e l'eroismo è diventato un reato.
Il protagonista è Reimon, un ragazzo di 16 anni considerato un "invisibile" della società, che insieme ai suoi amici continua a sognare l'impossibile. Un giorno, però, sbatte contro un tizio incappucciato che porta con sé un libro che non dovrebbe esistere...
Vi lascio qui sotto il prologo e l'inizio del primo capitolo. Mi piacerebbe avere un parere su:
- Il ritmo: scorre bene o ci sono parti troppo lente? 2 L'originalità: attrae come concetto di base un mondo senza eroi oppure è una storia già tanto sentita?
- Il personaggio di Hairo: ho reso abbastanza interessante sia lui che la sua storia, magari da approfondire più avanti nei capitoli?
Grazie a chiunque dedicherà anche solo due minuti alla lettura! Plus Ultra!
Prologo
Cos'è un eroe? Vuol dire essere invincibile? Superare ogni ostacolo senza mostrare punti deboli? Oppure cadere e rialzarsi non arrendendosi mai, sfogiando un sorriso rassicurante che si fa beffe dei nemici e della sofferenza? Un eroe è un insieme di tutti questi ideali, che anche se sembrano irraggiungibili, con determinazione e cuore puoi diventare ciò che desideri di più. Perciò pure capace di sfoderare quell'immenso coraggio tipico dei superuomini dei film, nonostante non si possegga la loro invulnerabilità e forza devastante. Infatti ognuno nel suo piccolo ha la possibilità di dimostrare la propria eroicità e altruismo. Soprattutto verso chi è afflitto da un problema apparentemente irrisolvibile, diventando una figura di riferimento anche solo per una persona. Uno di cui potersi fidare sempre. Come ultima spiaggia quando tutti ti voltano le spalle. Rimanete in ascolto signore e signori, perché con questa mia introduzione volevo mostrarvi su cosa si baserà questa storia, come un presentatore televisivo all'inizio di ogni puntata, o un prologo di uno spettacolo teatrale. E ciò che vi auguro è di tenervi pronti con i popcorn a portata di mano, che stiamo per iniziare.
Cap 0 -Le origini-
Reimon é un ragazzo a prima vista come tutti gli altri: 16 anni, studente della Soul Junior High non particolarmente bravo nello studio e preso di mira. Quindi agli occhi di tutti era invisibile, un fantasma nella società, l'ultimo degli scarti. Ma in realtà non era solo, né lasciato in balia di loschi figuri, perché con il tempo creò legami con un insegnante della sua stessa scuola, diventato padre adottivo dopo l'orfanotrofio, e un paio di amici con cui si divertiva in ogni modo possibile. Insieme formavano il gruppetto de "I tre sognatori". Lui, Gian e Don avevano deciso di chiamarsi così perché tutti e tre volevano realizzare un sogno, quello di diventare degli eroi impavidi e imbattibili. Però non sarebbe stato molto semplice raggiungere il loro obiettivo, anzi un'impresa ardua e pericolosa. Infatti i punti di riferimento che tanto idolatravano, dopo che 6 anni fa organizzarono una congiura a danni del re alleandosi con il suo più grande nemico, il re demone, vennero esiliati da tutto il regno e bandita la loro professione o sola ammirazione. Inoltre non era l'unico dei problemi, visto che venivano presi in giro dai compagni di classe, che gli schernivano dicendo per esempio "cosa sognate? Il cazzo forse?", alludendo al fatto che fossero considerati degli sfigati, i numeri 1. E delle volte, principalmente quando rispondevano alle provocazioni, gli atti di bullismo potevano degenerare in violenze fisiche, come zuffe in disparità numerica, che li costringeva a contrattaccare anche se in svantaggio. Ma a loro non importava, perché finché sarebbero rimasti uniti condividendo sogni e avventure, lo stato, i bulli, nulla li avrebbe potuti separare. Ci provassero quei figli di papà, che anche attingendo a ogni goccia della loro forza non ci sarebbero mai riusciti. Perché non l'avrebbero mai sovrastata la stoffa di chi sapeva soffrire e combattere senza mai arrendersi, di chi rischiava la propria vita per un amico. La persona che sosteneva di più Reimon, oltre ai suoi compagni d'avventure era il padre Orton, ricco di conoscenze e molto gentile, che da bambino gli narrava le imprese degli eroi come un cantastorie di tempi ormai andati. Il saggio genitore sperava di insegnargli la tenacia e il coraggio che si trovavano al centro di questi racconti, tramandando ideali di suo padre, seguendo la tradizione famigliare. In una delle tante sere gli racconterà quella che diventerà la sua preferita: le gesta di un ragazzo valoroso dei bassifondi, che dal niente passerà ad'essere acclamato da tutto il villaggio, dopo aver ucciso una grossa chimera. Lui, ogni volta che pensava a quanto sarebbe stato bello diventare un'eroe, immaginava di trovarsi nei panni di quel personaggio, di salvare tanta gente ed essere stimato dal regno intero, magari anche fonte d'ispirazione per le nuove generazioni. Orton, inconsapevolmente, spronerà il figlio nel combattere contro gli abusi e le ingiustizie, di cui ne era all'oscuro perché Reimon le nascondeva. Ad esempio fingeva di essersi fatto male per sbaglio, a causa di un livido o un occhio nero, dicendogli "Tutto a posto papà, ho preso una storta", o "Giocando a palla mi sono fatto male, sto bene". E anche se sapeva che gli avrebbe potuto dare un sostegno emotivo, aveva paura. Paura delle conseguenze, che lo tormentassero ancora di più, era spaventato soprattutto che suo padre potesse finire nei guai mettendosi contro famiglie di rango più alto del loro. Li considerava al pari di cani rabbiosi, spietati con i più deboli, e facilmente ammaestrabili se spaventati o messi in discussione da una figura autoritaria, assente nel loro caso perché trascurati dai genitori. E mai si immaginerà che un giorno, apparentemente uno comune, darà inizio alla sua grande avventura. Queste sono le origini del ragazzo che diventerà il più grande degli eroi, la nuova speranza del mondo, più che mai messo all'ombra di grandi minacce.
Cap1-L'inizio dell'avventura-
In una normale mattinata di aprile Reimon viene destato dal sonno dalla solita sveglia mattutina, il padre. Orton gli urla:"È pronta la colazione, Rei", aprendo di scatto la porta della sua camera da letto, e lui stanco dopo ieri, alza prima una gamba e poi l'altra, apprestandosi a sedere su una delle tante sedie della tavola. È sfinito a tal punto da far fatica a sollevare anche solo un cucchiaino per gustarsi il latte e i biscotti. Mentre prova a fare colazione ripensa al giorno prima, a come gliela aveva fatta pagare ai prepotenti. Infatti era stato costretto ad affrontare con Don e Gian un gruppo di bulletti, in un vicoletto vicino alla scuola chiuso dal loro lato, da uno spesso muro di cemento e mattoni rossi. Almeno stavolta avevano avuto molta fortuna, perché i tre disturbatori erano così codardi da iniziare a scappare non appena uno di loro venne colpito da un pugno, sferrato da Reimon. Gridò :"Ma a chi volete far paura, se ci avete affrontati combattete da veri uomini!", in modo secco e intimidatorio. Gli altri due amici si misero a ridere a crepapelle, vedendo che si erano spaventati a tal punto da piangere e fuggire senza voltarsi, inciampando pure un paio di volte sulle mattonelle incrinate della strada e sbattendo contro un palo segnaletico, difficile da non notare per la sua grandezza. Un' altra vittoria da aggiungere nella bacheca de "I tre sognatori", soppranominati negli ultimi tempi anche "I cacciatori di bulletti". Però non fu lo scontro ad averlo sfiancato, ma piuttosto gli esercizi extra punitivi, costretti a fare a causa di uno dei fuggitivi che aveva riferito tutto al prof. Come li chiamava il loro insegnante di educazione fisica, da "riflessione spaccaculo". 3 giri di corsa, 3 ripetizioni da 40 flessioni, 2 ripetizioni da 50 squat. Una prova superabile solo dai veri duri, titolo che per loro gli si addice alla perfezione. Perciò anche avendo pagato per l'azione compiuta, i ragazzi intraprendenti non si pentirono neanche un secondo della rissa, perché se lo meritavano quei falsi duri. Chiunque attaccasse i deboli e gli indifesi doveva essere fermato, e se nessuno lo avesse fatto sarebbero intervenuti loro per amministrare la giustizia, per chi non poteva compierla da solo. A riportarlo nella realtà è il padre, dicendogli in tono severo:"Sbrigati figliolo stai per fare tardi, muoviti a mangiare e vestiti!", poco prima di uscire per andare a lavoro lasciando la porta spalancata. Il ragazzo scocciato di dover presentarsi a scuola come tutti gli altri giorni, beve molto in fretta il latte caldo di capra e si scorda di consumare i biscotti, e coperto da una maglia e un pantalone di tela, con indosso uno zaino di vimini ricolmo di libri si avvia di corsa verso l'istituto, imboccando ogni scorciatoia possibile per risparmiare tempo Non può di certo saltare la scuola, perché in tal caso avrebbe fatto i conti a casa con suo padre, però non riesce a smettere di pensare a Don e Gian e a delle imprese di eroi da fare più tardi. Supera l'uscio e si avvia correndo con tutto il fiato di cui dispone, attraversa un quartiere dopo l'altro senza mai fermarsi.
Reimon, mentre si dirige a scuola noncurante di chi gli passa accanto, sbatte contro un tizio incappucciato ed entrambi finiscono seduti per terra, emettendo un forte tonfo. All'improvviso scivola dalla borsa dello sconosciuto un libro di grande dimensioni. È rilegato in una copertina di cuoio con un titolo scritto in grande rosso "Storia degli eroi: gesti e imprese", odora di papavero e di legno di quercia. Mastodontico come un'enciclopedia storica sembra pesare un macigno, ed é leggermente bruciato nella copertina anteriore e molto annerito in quella parte e sulle punte dalla cenere. Dopo uno stordimento iniziale si alza spazzolandosi gli abiti, e afferra lo strano testo porgendolo alla nuova conoscenza amaramente, perché tentato di rubarlo dalla curiosità di voler capire cosa ci fosse scritto all'interno e farlo vedere a suo padre, visto che lui in materia è più esperto. Il ragazzo allunga la mano per stringerla in segno di saluto e cordialità, dicendo : "Mi perdoni signore, non l'avevo vista passare". Il signore risponde: "No, fa niente. È stata colpa mia che non mi sono spostato in tempo. Scusami tu", e scuotendo la mano lo saluta frettolosamente continuando per la sua strada. Reimon rimane frastornato per qualche attimo da quell'incontro inaspettato, e nota che non sembrava un comune passante. Ripensa all'abbigliamento dell'uomo, una tunica verde e dei pantaloni di maglia arrugginiti, consumati dai viaggi e le avventure, che insieme al particolare compendio compongono l'identikit perfetto di un eroe. "Ma non può essere vero" pensa tra se, "Sono stati banditi sei anni fa, e da allora nessuno li ha più visti nel regno". Emozionato dalla nuova scoperta, prende la stessa direzione che aveva imboccato lo straniero. Si ricorda però cosa stava facendo prima, di come si stesse dirigendo alla Soul Junior High, e decide di fregarsene dicendosi :"Alla scuola ci posso andare sempre domani, mentre l'eroe non lo potrei più incontrare dopo oggi. Forse sta già fuggendo verso un altro paese, è meglio che gli vada a parlare. Tanto a mio padre per giustificare l'assenza all'istituto, basterà dire che sono ritornato a casa per una febbre". Aumenta il passo per paura di non rivederlo, mentre riflette sull'argomento della conversazione. Potrebbe chiedergli dove si trovano i suoi colleghi, e il motivo del loro tradimento verso il re. Ma ora si deve dare una mossa, se non vuole perdere la più grande occasione della sua vita. Attraversa mezza città, controllando empori e fonderie, mercatini e osterie, anche i vicoletti più nascosti e malfamati. Entra nella taverna più frequentata dalla gente del posto, e chiede alla barista Makoto :" Mako per caso hai visto uno nuovo nella locanda? Vestiti molto strappati, un libro in mano". "Perché stai qui!" risponde lei, :"Se ti trovano dentro ti ammazzano sul serio stavolta". "Non ho paura" continua in tono spavaldo Reimon. "Dovresti averla. Se tu vedessi con i tuoi occhi come riduce la proprietaria quelli che non possono pagare, ci penseresti due volte prima di fare una delle tue solite bravate", dichiara la locandiera mentre versa nel boccale di un uomo cinquantenne già ubriaco. "Dolce donzella, perché non vieni un attimo con me che stasera ti faccio passare la notte migliore della tua vita" dice per poi cadere a terra brillo, sporcando il pavimento di birra. "I soliti ubriaconi. O mi corteggiano o mi costringono a lavorare di più per pulire il loro casino, o tutte e due. Comunque no, non lo visto. Ora vattene subito, sbrigati. E comunque perché ti interessa quello straniero. Non sara qualcosa collegato agli eroi, spero. È meglio che smetti di seguirne le orme, lo dico per il tuo bene". "Lo so stai tranquilla, c'è la faro come al solito. Ti saluto" esclama Reimon prima di scappare dalla possibile comparsa imminente della titolare. La caccia all'uomo prosegue fino a quando, affaticato da tutti i chilometri percorsi e i quartieri visitati, Reimon poggia su una colonna pietrosa per recuperare fiato e trova seduto sugli scalini della cattedrale l'eroe. Lo scruta mentre è molto assorto nella lettura del libro rovinato, e con un po' di palpitazione si appresta a sedersi accanto per conversare. Inizia ad aprire bocca mentre osserva il volto stavolta scoperto della nuova conoscenza, di una bellezza ormai andata, invecchiato dal tempo e segnato da una cicatrice sul mento. "Chissà quante difficoltà ha superato prima di arrivare qui", pensa a primo impatto, guardando le sue non così tanto ottime condizioni. Fatica a camminare, zoppica a causa anche dei sandali, con la suola e i laccetti consumati. Le parole che gli escono sono:" Ciao, prima ci siamo visti ma senza presentarci. Piacere sono Reimon, lei come si chiama?". Il vecchio si spaventa, non aspettandosi un ragazzo accanto alla sua spalla che volesse parlare con lui, e girandosi gli risponde :" Il mio nome è Hairo".
Cap2-L'incontro più importante della sua vita-
:"Il mio nome é Hairo, Hairo Lioness. Vengo da molto lontano, così tanto che non puoi proprio immaginare per quanto ho camminato a lungo prima di arrivare qua", dice l'ex eroe, mentre il giovane nota le braccia molto sporche e ferite, insieme a un fodero di una spada che portava alla cinta tanto consumato e strappato in alto. Allora Reimon domanda, con curiosità che traspare dalla voce:"Ma perché stai viaggiando? Come tutti gli eroi non dovresti più stare nel regno, dopo quello che avete fatto". "Allora per quale motivo mi hai seguito fin qui. Anche questo è illegale", controbatte Hairo. Reimon spiega:"Volevo solo capire perché avete organizzato 6 anni fa un attacco contro il re. Che bisogno c'era, eravate amati e rispettati da tutti. Avevate una casa, una famiglia. Non vi mancava niente". Al discorso del ragazzo il vecchio distoglie lo sguardo spostandolo di nuovo sul libro, e osservando il movimento improvviso sposta nuovamente la sua attenzione sullo scritto, chiedendogli:"Posso guardare il libro?". Lo straniero lo rimette nella borsa di scatto, e si rialza pronto per riprendere il suo viaggio. :"Aspetta", gli dice Reimon sorpreso, che poi lo afferra per il braccio :"Rispondimi almeno. Perché l'avete fatto? Perché tu l'hai fatto!". Hairo ormai sembra non ascoltarlo quasi più, come se le sue parole fossero dei ronzii fastidiosi di una zanzara. Non lo degna neanche di una singola attenzione, rimanendo immobile e ignorando anche il braccio bloccato, è completamente indifferente. Ma prima di andarsene, girandosi con un movimento secco del busto e un espressione sul volto triste, da cui traspariva sofferenza, pronuncia la frase:"Non potresti capire, ragazzo". Hairo sta scappando da Reimon, da quel ragazzo che aspira a diventare un eroe, come lui era prima. Non deve perdere la speranza, c'è la puo fare con o senza di lui. Alla fine che gli serve un tizio del genere, vecchio e ferito, stanco degli stessi ideali che un tempo rappresentava. Ogni persona che non si arrende mai superando i propri limiti (plus ultra!), riuscirà un giorno a realizzare il sogno di una vita, anche il più impossibile.