u/Afraid_Field_1157

Sono una donna di 30 anni, fidanzata da 2 anni con un uomo di 35.

Il rapporto è sempre andato bene, ma negli ultimi mesi ho percepito molto stress e tensione da parte sua, a tal punto che l'ho visto quasi cadere in depressione.

Ho provato a capire se ci fosse qualcosa che non va e come potessi aiutarlo, ma vedevo che glissava. In questi mesi aveva costante bisogno di stare con me, a tal punto da non riuscire a dormire se non ero vicina a lui e da annullare qualsiasi impegno pur di stare con me H24. Quando è con me, si calma. Ma è tanto, tanto triste e questo non mi è passato inosservato.

L'altra sera, poi, mi ha detto che a lui potrebbe stare stretta la monogamia perché non riesce a controllare la sua voglia di avere rapporti sessuali. Io non so come aiutarlo. Sentivo dentro di me che il problema potesse essere quello per tante ragioni, ma non volevo mettergli in bocca parole non sue. Da una parte, non posso negare che per me il sesso è qualcosa di esclusivo e su questo ero stata chiara fin dall'inizio della relazione. Non ho problemi a stare sola, non ho problemi a essere lasciata (certo, ci soffrirei tanto, ma so che mi risolleverei), sono consapevole che la monogamia sia un costrutto sociale e so che molte persone splendide sono felici in relazioni aperte. Ma mi sono resa conto che è qualcosa nel quale non sto bene e che sento il desiderio di avere un rapporto esclusivo con il mio partner, sono molto serena e so che altrimenti soffrirei. So anche che per molti uomini la monogamia è un peso ma purtroppo non riesco a "sacrificarmi" da quel punto di vista perché starei troppo male.

Non giudico le relazioni altrui, ma voglio poter decidere cosa fa stare bene a me senza forzarmi in confini che non mi fanno stare bene.

Detto questo, proseguo con la conversazione. Lui era in lacrime perché non vorrebbe mai perdermi e mi ha assicurato che non c'è nessun altra, ma che lui non sa più come controllare le sue pulsioni sessuali così dirompenti. In lacrime mi ha letteralmente detto "Io vorrei solo che ci fosse un farmaco per spegnere questa libido, perché non ne posso più". Specifico che abbiamo rapporti molto spesso e lui stesso ammette di ritenerli appaganti, ma che semplicemente lui non fa altro che pensare al sesso. Se non siamo insieme, lui soffre perché vorrebbe farlo in continuazione. Stare distanti una settimana è per lui doloroso a livello fisico e non è con l'autoerotismo che riesce a colmare perché è la dopamina il problema.

Ad ogni modo, la frase sul farmaco mi ha fatto tanta tenerezza perché non vorrei mai che lui si sentisse così stretto con me, e gli ho detto chiaramente che lo amo a tal punto da lasciarlo libero di cercare un'altra donna con cui sentirsi a suo agio su questo punto, e che forse se dice così è perché io non sono adatta a lui. A questa ipotesi, è scoppiato in lacrime e anche io, perché ovviamente l'idea di lasciarci è durissima anche per me, ma se lui ha bisogno di sentirsi libero di cercare altre partner, e lo rispetto, io devo essere libera di stare da sola.. e anche lui rispetta tutto questo. Ma sono giorni che non riesce a smettere di piangere perché da una parte non vogliamo lasciarci ma dall'altra sappiamo quanto sarebbe dura rispettare a pieno le necessità sessuali l'uno dell'altra.

So anche che la promiscuità è generalmente più ricercata dagli uomini, che non si rado si trovano a "castrarla" pur di restare con la propria partner. Mi dispiacerebbe però che il mio partner soffrisse, così come si quali sono i miei confini. È difficile.

Specifico che prima di stare con me lui usciva da una relazione con una ragazza con cui si erano messi insieme molto giovani e aveva a forza represso questa sua condizione, mettendola a tacere. Solo con me si è sentito libero, dice, di riflettere a mente lucida e negli ultimi mesi ha "unito i puntini" di tanti disagi che ha vissuto negli anni, sentendosi finalmente libero di esprimere tutto questo perché sapeva che non l'avrei criticato né giudicato. Ma è disperato. E sono molto triste anche io, per dire sta notte non ho chiuso occhio per rimuginare.. ma io non me la sento di vivere la mia vita con una persona che ha questa difficoltà perché penso che ci faremmo solo molto male. Dico questo perché stavamo pensando di avere figli, e i figli vanno fatti con basi di altro tipo a parer mio, non metterei mai al mondo una creatura in questa situazione e non lo farò.

Allo stesso tempo, vorrei apprezzare la sua onestà nell'aver trovato il coraggio di liberarsi di questo peso e provare almeno ad elaborare insieme la cosa prima di decidere se lasciarci o meno.

Ora vi pongo qualche domanda (grazie infinite, so che è un muro di testo non da poco, questo):

  1. Ci siete mai passati? Cosa avete provato? Avete risolto o l'unica soluzione è stata andare ognuno per la propria strada? Perché il punto è che qua uno dei due dovrebbe accettare di sentirsi male rispetto ad un aspetto importante della relazione cioè quello sessuale, e non so quanto un punto di incontro sia possibile senza scadere nell'ipocrisia. Lui ha provato, questo devo ammetterlo, a convincermi del fatto che la sua visione non è poi così problematica, ma ho dovuto stroncarlo subito dicendogli che io non provo a convincere lui ma non volevo che lui facesse lo stesso con me. Anche perché così come lui ha "realizzato" questo aspetto sulla coppia aperta, io ho realizzato quanto per me sia importante la monogamia dopo anni di terapia ed esperienze pregresse. Ognuno è diverso.

  2. È possibile che una persona abbia effettivamente un disturbo da comportamento sessuale compulsivo oppure il suo è solo un disagio causato da una società che evidentemente non è adatta a lui?

Vorrei davvero aiutarlo ma mi sento anche io tanto fragile, e scrivere qua mi è sembrato intanto un modo per fare un po' di ordine.

Si che il sub giusto sarebbe Relazioni, ma sono anni che non apro Reddit e ho scoperto di non avere il karma necessario per pubblicare lá. Grazie a chiunque si sarà sorbito questo Wall of text apocalittico .

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u/Afraid_Field_1157 — 9 days ago