La necessità di politicizzare ogni tragedia
Non so se chi, di questo sub, non è pugliese è a conoscenza della vicenda del 35enne maliano che è stato ammazzato da una baby gang di rifiuti subumani, di età compresa tra i 15 e i 20 anni. Non so se la cosa più raccapricciante è la vicenda in sé o il fatto che i media ci stiano marciando sopra, gridando al razzismo, all’allarme fascismo e tutto il repertorio. Usare la storia di un omicidio per farci propaganda è quanto di più irrispettoso si possa fare alla vittima. Inoltre, da persona di quelle parti, vi svelo un segreto: i maranza dei quartieri disagiati del sud non hanno la minima idea di cosa significhi essere di destra o sinistra, né tantomeno hanno chiara la definizione di razzismo. È gente ignorante come la merda, e l’unico motivo per cui sono aggressivi con gli sconosciuti è perché non conoscono altra realtà che la loro, quindi automaticamente sei fuori posto, sei sbagliato. Ma la cosa più ironica è che al di fuori delle loro stalle sono degli emarginati del cazzo, hanno tutti al massimo la terza media e non sanno nemmeno che un’ora è composta da 60 minuti. Detto questo, io ne dico generalmente di cotte e di crude sugli stranieri, ma anche se questo caso (italiani che uccidono un immigrato e non il contrario) è l’eccezione e non la regola, ho provato la stessa indignazione per il caso di Giacomo Bongiorni, visto che A) anche stavolta in rete abbondano i commenti buonisti (sono vittime del contesto socioeconomico, bisogna aiutarli affinché tragedie come questa non avvengano più gnegnegne); B) era una persona perbene che pagava le tasse; C) sono stato insultato per strada da feci della stessa risma, solo perché non ho un aspetto tipicamente meridionale (ho origini mescolate), quest’ultimo punto a suffragio della mia tesi che li vuole come dei primitivi che non meritano nemmeno di campare, per cui la soluzione sarebbe tort***** fino alla morte, e come vado dicendo da mesi sarebbe ora di accantonare sta cazzo di democrazia e tirare fuori le palle.