Siamo spettatori di un sistema che ha deciso che il nostro futuro non è redditizio
Guardatevi intorno. Il mondo è in stallo, la sanità pubblica viene smantellata, i prezzi dell’energia oscillano come montagne russe e il lavoro è diventato una gara al ribasso. Molti pensano che sia frutto di una serie di sfortunate coincidenze, di "cattiva politica" o di semplice incompetenza.
Io dico che è ora di smetterla di essere ingenui.
Non siamo finiti in questo vicolo cieco per caso. Siamo finiti qui perché questo è l'unico sistema in cui chi comanda davvero — le grandi lobby del petrolio, delle armi, dei colossi farmaceutici e dell'hi-tech — può continuare a drenare ricchezza dai nostri portafogli.
Provate a farci caso:
Perché la sanità pubblica viene affossata? Perché un cittadino malato che non può aspettare 2 anni per una visita è un cliente perfetto per le cliniche private convenzionate.
Perché l'energia costa quello che costa? Perché il mercato è progettato per premiare la speculazione finanziaria invece della produzione reale.
Perché non si fa una politica seria per il lavoro? Perché un esercito di lavoratori ricattabili è più economico di una forza lavoro con diritti, tempo libero e salari degni.
Non è un fallimento del mercato. È un successo del loro modello. Hanno trasformato i nostri diritti fondamentali (salute, casa, dignità del lavoro) in asset finanziari su cui speculare.
Mentre noi discutiamo su chi sia "più a destra" o "più a sinistra", loro stanno spartendo la torta. E nel frattempo, l'Italia e l'Europa perdono pezzi, restando ostaggio di decisioni prese altrove, da potenze che sanno benissimo che un'Europa unita, sovrana e con regole ferme sarebbe l'unica cosa in grado di fermare questo banchetto.
Non serve un altro leader che promette bonus elettorali. Serve un cambio di paradigma: la costruzione di una Federazione Europea che non sia un’appendice burocratica, ma uno scudo per i cittadini. Una Federazione che riprenda in mano la gestione dei servizi essenziali, che metta al bando la speculazione sui bisogni primari e che faccia valere la forza di 450 milioni di persone contro chi pensa che il profitto valga più del nostro futuro.
Il punto non è se siamo pronti per questo. Il punto è: quanto ancora siamo disposti a pagare per mantenere il loro stile di vita?
Smettiamo di guardare la politica come se fosse una partita di calcio. Iniziamo a guardarla come ciò che è: la difesa (o la svendita) di ciò che ci resta.
Voi cosa ne pensate? Siamo condannati a essere i clienti di questo sistema, o possiamo tornare a essere i padroni del nostro territorio?