È ora di dirlo chiaramente: l’Europa ha bisogno della leva obbligatoria
Lo so che fa storcere il naso. Lo so che suona anacronistico. Lo so che la prima reazione è “ma siamo nel 2026, non nel 1939”.
Ma… Guardate cosa sta succedendo intorno a noi.
La Svezia ha reintrodotto la leva nel 2017. La Norvegia nel 2015 — estendendola anche alle donne. La Danimarca sta aumentando la durata del servizio. La Polonia sta raddoppiando l’esercito. I Paesi Baltici trattano la coscrizione come un dato di fatto esistenziale.
Questi paesi non lo fanno per nostalgia militarista. Lo fanno perché guardano la cartina geografica e fanno due conti.
Nel frattempo Germania, Italia, Spagna, Belgio hanno eserciti professionali ridotti, sottofinanziati, con carenze di personale strutturali. La Bundeswehr — l’esercito della principale potenza economica europea — fatica a trovare reclute. L’Italia ha meno di 170.000 militari effettivi per 60 milioni di abitanti.
Il problema non è solo il numero di soldati.
La leva obbligatoria non serve solo a riempire le caserme. Serve a costruire una società che sappia cosa significa difendersi.
Tre cose concrete che la coscrizione produce:
Resilienza civile. Una popolazione che ha fatto addestramento di base sa gestire emergenze, conosce protocolli, non va nel panico. La Finlandia — che ha mantenuto la leva per tutta la Guerra Fredda — ha una delle migliori risposte civili alle crisi in Europa. Non è un caso.
Coesione sociale. Metti insieme per 12 mesi un ragazzo di Milano, uno di Palermo, uno di Bolzano e uno di Napoli. Li fai dormire nella stessa tenda, mangiare dallo stesso rancio, risolvere gli stessi problemi. Quello che ne esce non è un guerriero. È un cittadino che ha incontrato il paese reale. In un’epoca in cui le bolle sociali si chiudono sempre di più, non è poco.
Deterrenza credibile. Un paese con 500.000 riservisti addestrati è un paese che costa caro da invadere. Non perché vinceresti la guerra, ma perché la rendi abbastanza dolorosa da scoraggiare l’avventurismo. Chiedere all’Ucraina quanto conta la riserva addestrata.
Abbiamo cresciuto generazioni in un continente che ha delegato la sicurezza agli americani e la difesa alle forze professionali. La pace è sembrata un dato strutturale, non una conquista da mantenere. Il risultato è una disconnessione totale tra cittadini e concetto di difesa collettiva.
La leva non è una punizione. È un contratto sociale: lo stato ti garantisce diritti, tu dedichi un anno a capire come funziona la difesa di quei diritti.
Israele lo fa per tutti, uomini e donne. La Svizzera lo fa. La Corea del Sud lo fa. Sono società meno libere delle nostre? O hanno semplicemente un rapporto più onesto con la realtà geopolitica in cui vivono?
E l’Europa come istituzione?
Qui si apre il vero tema.
Non basta che ogni paese faccia i conti propri. Serve una dottrina europea. Un quadro comune. Forse — ed è una proposta che fa già discutere nei think tank di Bruxelles — un servizio civile-militare europeo: 6-12 mesi, obbligatorio, con una componente di difesa e una civile (protezione ambientale, emergenze, infrastrutture critiche), svolta parzialmente all’estero in un altro paese UE.
Prendi un ventenne italiano, mandalo sei mesi in Estonia o in Polonia. Gli fai capire dove sta il confine orientale dell’Europa. Gli fai incontrare coetanei che vivono con la Russia nel cortile di casa.
Quella persona torna a casa diversa. Vota diversamente. Capisce perché il bilancio della difesa europea non è un capriccio dei falchi.
Non sto romanticizzando la guerra. Sto dicendo che la pace in Europa negli ultimi ottant’anni non è stata un regalo della storia. È stata tenuta in piedi da strutture tipo NATO, deterrenza nucleare americana, interdipendenza economica, che stanno tutte vacillando contemporaneamente.
Fare finta che basti sperare che regga ancora è irresponsabile.
La leva obbligatoria non è la risposta a tutto. Ma è un segnale: l’Europa prende sul serio la propria sopravvivenza. E in questo momento, mandare quel segnale vale già qualcosa.
So che magari non vi piacerà. Ma prima ditemi: qual è il piano B?