u/Glad_Cattle_7266

L'erosione morale attraverso i compromessi quotidiani trasforma l'individuo nel cattivo della propria storia, rendendo estraneo il proprio riflesso.

Continui e inevitabili sensi di colpa hanno dato nuove pieghe alle mie camicie. Sono riusciti a farmi vedere nel giallo la follia e nel nero l’ordinario, che se da pargolo me l’avessero detto, di certo mi sarei destreggiato meglio. Non sono Attila, non ho quella cattiveria così tangibile, ma di certo pio non son sempre stato. Mi sono reso il Capitan Uncino della vita di tanti Peter Pan e mi estenua pensare che i miei pretesti non reggano più; ora, alla sola rappresentazione mentale del gigante pianeta di consapevolezza, mi avvedo che nient’altro sono diventato rispetto a ciò che la mia traccia giovane disdegnava. Questo è un rammarico non indifferente; se dell’adulterio ne ho fatto pratica, mai e poi mai avrei pensato di violare il mio stesso santuario. Il mio senso di colpa quindi, scaturisce dalla vampata dei miei sbagli, non dalle sbavature verso chi mi sostiene, o sosteneva, ed è proprio per questa causa che mi sento un antagonista. Allora mi chiedo: quanti compromessi servono, alla fine, prima di iniziare a disprezzare il proprio riflesso?

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u/Glad_Cattle_7266 — 22 hours ago

La tolleranza moderna ha trasformato l'amore in una performance pubblica, rendendo prigionieri sia chi cerca legittimazione sia chi applaude per auto-assolversi.

Postulando che nessuna mano può tracciare i confini dell'essere, non riesco a prescindere dall'idea che le proclività amorose siano come mosse da un tornaconto supremo. Ho perso lo squarcio tra gli istanti e di colpo la scelta delle proprie relazioni è diventata un'identità sociale e politica catalogata. Come se amare un corpo dello stesso sesso richiedesse una discolpa solenne, un timbro, un'assoluzione di chi, nell'ombra di sé stesso, è molto più cupo di chi contempla l'amore sotto tale luce. Così, l'atto più primordiale di resa tra due esseri umani è stato espropriato, trascinato sotto i neon di un generale simulato consenso. Non ci è più permesso di amarci nel nostro piccolo angolo di mondo; dobbiamo farlo a favore di telecamera per rassicurare un pubblico che applaude la propria tolleranza, mentre ci tiene ostaggio del suo giudizio. Francamente però, un non so che di vago ancora in me aleggia. Chi è il vero prigioniero: chi deve legittimare il proprio battito, o chi ha disperato bisogno di applaudirlo per sentirsi assolto? 

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u/Glad_Cattle_7266 — 1 day ago