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Stamattina mi hanno svegliato i botti.

Non i fuochi d'artificio, quelli almeno richiedono una certa competenza tecnica, un minimo di estetica, qualcuno che abbia pensato "facciamo qualcosa di bello". No. I botti. Quelli sordi, inutili, primordiali. Esplosioni e basta. Rumore per il gusto del rumore. Il contributo culturale di chi non ha altro da offrire.

Sei minuti di detonazioni alle sette di mattina del primo maggio (la Festa dei Lavoratori, per chi non lo sapesse, e dubito che a Lentini lo sappiano in molti) sparate dal sagrato della chiesa per annunciare una festa che comincerà tra dieci giorni.

Dieci giorni prima.

Alle otto, stessa storia. Secondo turno. Come se qualcuno avesse pensato: per sicurezza ripetiamo, magari qualcuno stava ancora dormendo.

Esatto. Stavo dormendo.

Benvenuti nel comune che non esiste

Prima di parlare della festa, è doveroso fornire il contesto, perché è imprescindibile per capire con che tipo di realtà abbiamo a che fare.

Lentini è commissariata.

Non ha un sindaco. Non ha una giunta. Ce l'ha mandata la Prefettura perché la classe politica locale eletta, sostenuta e rieletta dagli stessi cittadini che stamattina festeggiano coi botti, si è dimostrata incapace di amministrare il proprio comune. Non è la prima volta e non sarà l'ultima.

E non è una crisi astratta, non è un numero su un bilancio. È concreta, quotidiana, visibile.

Il conto corrente del Comune è stato pignorato — bloccato da un contenzioso tra la banca tesoriera e una società creditrice per circa un milione di euro — con il risultato che i dipendenti comunali a febbraio 2026 non hanno ricevuto lo stipendio di gennaio. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione. Il Prefetto di Siracusa è stato chiamato in causa. I lavoratori aspettavano il pronunciamento di un giudice per sapere se e quando avrebbero visto i loro soldi.

Nel frattempo, gli autocompattatori per la raccolta dell'umido erano fermi nel cantiere. Paralisi amministrativa, non sciopero, come hanno precisato le cronache locali, con i conseguenti rischi sanitari facilmente immaginabili. L'acqua arriva a singhiozzo: razionamenti severi, dodici, tredici ore al giorno senza acqua in diverse zone della città, tubazioni vetuste che perdono, lavori di riparazione continui e insufficienti. Il centro storico (quello che sulla carta dovrebbe essere il cuore culturale di una città con tremila anni di storia) è descritto da chi lo vive da decenni come un luogo in agonia lenta, abbandonato dalla politica, lasciato a sgretolarsi, con intere strade che si spopolano, case che cadono a pezzi e la vegetazione spontanea che si riprende i luoghi che gli uomini hanno deciso di non meritarsi. In certi quartieri manca persino l'illuminazione pubblica.

Questo è lo stato del comune. Questo è il contesto.

Un comune che non riesce a pagare i propri dipendenti, che non raccoglie i rifiuti, che raziona l'acqua, che lascia marcire il suo centro storico, trova le energie (e i soldi) per autorizzare nove giorni di esplosioni rituali a partire dalle sette di mattina.

Se vi sembra normale, avete un problema.

Il cerimoniale dell'inutilità

Non è un abuso. Non è un eccesso. È scritto, codificato, tramandato con una cura che in questa città non viene dedicata a nient'altro.

Dal primo al nove maggio: ventuno colpi di mortaretto ogni giorno, alle 7:00, alle 8:00, alle 9:00, alle 11:00 e alle 17:00. Dal sagrato della chiesa. Con la benedizione del comune che non c'è, ma che nel frattempo riesce comunque ad acconsentire a questo.

Ventuno colpi, ogni giorno, per nove giorni. Prima ancora che la festa cominci.

Perché ventuno? Perché era il numero dei membri dell'antica Deputazione, l'organo nobile che organizzava i festeggiamenti secoli fa.

Quindi stiamo sparando ventuno volte al giorno per ricordare il numero dei componenti di un comitato del Settecento. Questa è la profondità culturale dell'operazione. Questo è il livello del dibattito.

Una domanda ai devoti

Sant'Alfio, Filadelfo e Cirino erano tre fratelli che nel III secolo vennero torturati e uccisi nel modo più brutale immaginabile: la lingua strappata dalla radice, le mani mozzate, il corpo immerso nel piombo fuso perché si rifiutarono di rinnegare la loro fede cristiana.

Morirono nel silenzio della sofferenza, con una dignità che probabilmente nessuno dei presenti stamattina in piazza Duomo potrà mai nemmeno lontanamente avvicinarsi a comprendere.

Ora: credete davvero che tre uomini morti così vogliano essere ricordati con le esplosioni? Che guardino dall'alto e pensino "sì, esatto, quello è l'omaggio che meritavamo"? Che il rumore sia la forma più alta di devozione che questa città sappia esprimere?

Un lentinese (uno di voi, non un forestiero) lo ha scritto e nessuno gli ha dato retta: "Se quei tre ragazzi potessero vedere come i cani tremano sotto i letti, come i randagi corrono impazziti dal terrore, quelle bombe le farebbero smettere. Perché loro sanno cos'è la pietà."

Ma la pietà è un concetto complesso che richiede empatia, richiede di immaginare cosa prova qualcun altro: un animale, un bambino, un malato, un anziano con il cuore debole, o semplicemente uno sconosciuto che vorrebbe solo dormire il primo maggio.

Richiede, in sostanza, di pensare a qualcuno che non siete voi stessi.

E qui casca l'asino.

Il senso civico: un'introduzione per principianti

Lentini ha 21.000 abitanti e una storia che risale all'VIII secolo avanti Cristo. Leontinoi — colonia greca, sede vescovile, centro culturale dell'isola. Una storia così antica e così ricca che viene quasi da chiedersi: cosa è andato storto?

La risposta, osservando la quotidianità, è che probabilmente niente è andato storto in un momento preciso. È stato un processo lento, costante, generazionale. La progressiva erosione dell'idea che lo spazio pubblico appartenga a tutti, e che quindi tutti ne siano responsabili.

Il risultato è ben visibile: le strade, i marciapiedi, i parcheggi in doppia fila o davanti ai passi carrabili perché "tanto sto cinque minuti", i finestrini abbassati per gettare i rifiuti sull'asfalto, i clacson come unico mezzo di comunicazione umana disponibile.

E chi osa far notare qualcosa, chi si azzarda a dire "scusa, c'è uno stop", rischia di sentirsi rispondere con insulti e minacce. Esperienza diretta, non ipotesi.

In altre parti d'Italia queste cose esistono, è ovvio. I coglioni sono distribuiti uniformemente sul territorio nazionale. Ma c'è una differenza tra l'eccezione e la norma. C'è una differenza tra il singolo che sbaglia e il sistema che considera lo sbaglio accettabile. Qui la norma è l'inciviltà, e chi si comporta diversamente è strano.

"Mettiti i tappi. Cambia paese. Vattene."

Il grande argomento. La risposta definitiva. La pietra tombale del dibattito lentinese.

Ogni anno, puntuale come i botti stessi, arriva. Sui social, per strada, dai balconi, detto sottovoce o gridato in faccia: "se non ti piacciono i botti, mettiti i tappi, cambia paese, vattene."

Fermiamoci un secondo su questa frase. Prendiamola sul serio, perché merita di essere esaminata fino in fondo.

Stai dicendo a un residente, una persona che paga le tasse in questo comune dissestato, che vive in questa città, che ha tutto il diritto giuridico e umano di starci, che se non gradisce essere svegliato dalle esplosioni alle sette di mattina, la soluzione è andarsene.

Non "forse potremmo trovare un compromesso". Non "hai ragione, le sette di mattina sono eccessive". Non "capisco il disagio". No. Vattene.

Pensate a cosa significa, questa risposta. Pensateci davvero, se ne siete capaci.

Significa che i botti contano più delle persone. Significa che quella specifica tradizione di fare rumore vale più del diritto al riposo di un malato, di un neonato, di un anziano, di chiunque abbia la colpa di non voler partecipare al vostro rito collettivo di esplosioni mattutine. Significa che chi non si adegua non merita risposta, non merita rispetto, non merita nemmeno la dignità di una discussione: merita solo di sparire.

È la logica del branco. È la logica di chi non ha mai dovuto giustificare niente a nessuno perché era sempre circondato da persone uguali a sé. È la logica di chi confonde il conformismo con l'identità, e l'identità con il diritto di sopraffazione.

E ora arriva la parte che nessuno di voi ha mai considerato, perché richiederebbe un livello di autoconsapevolezza che evidentemente manca strutturalmente.

I giovani se ne stanno già andando. Da decenni. Non i forestieri, non i disturbatori, non quelli che non capiscono la cultura locale. I vostri figli. Quelli che hanno studiato, che hanno le competenze per costruirsi una vita altrove, che guardano questa città con i rifiuti per strada, con i conti bloccati, l'acqua che manca dodici ore al giorno, le strade del centro storico che franano nel silenzio complice della politica, e decidono che no, grazie, preferiscono andare a vivere in un posto che funziona. Un posto dove alle sette di mattina si dorme. Un posto dove se fai notare che c'è uno stop non ti minacciano.

Se ne vanno. In massa. E il paese si svuota, lentamente, inesorabilmente, di tutto tranne di chi è rimasto — di chi i tappi alle orecchie li mette davvero, ma non per i botti: per non sentire il rumore del declino.

E voi, a chi rimane e prova ancora a dire qualcosa, rispondete: "vattene."

Benissimo. Continuate così. Cacciate chiunque osi avere un'opinione diversa dalla vostra. Mandate via chiunque faccia una domanda scomoda. Rispondete con "cambia paese" a chiunque non si inginocchi davanti ai vostri botti.

E poi, quando il paese sarà rimasto con solo quelli che i botti li amano davvero, quando non ci sarà più nessuno a fare domande, nessuno a rompere il rituale, nessuno a disturbare la pace del conformismo assoluto, guardatevi intorno.

Guardate le strade. Guardate i conti del comune. Guardate i rifiuti. Guardate l'acqua che non c'è. Guardate il centro storico che crolla. Guardate i vostri figli che non ci sono più.

E ditemi ancora una volta chi doveva andarsene.

Il vero scandalo

Il vero scandalo non sono i botti.

Il vero scandalo è che una comunità in queste condizioni: un comune fallito, commissariato, con i conti pignorati, i dipendenti senza stipendio, i rifiuti per strada, l'acqua razionata e un centro storico che un ricercatore locale ha definito "un immenso deposito di fatiche" lentamente lasciato sgretolare, trovi le energie, le risorse, l'entusiasmo e la coesione sociale esclusivamente per fare esplodere cose.

Non per protestare contro chi li ha ridotti così. Non per chiedere conto a chi ha gestito male i loro soldi per decenni. Non per organizzarsi, costruire, migliorare, pretendere.

Per fare i botti.

Perché i botti non richiedono niente. Non richiedono pensiero, responsabilità, sacrificio o visione. Richiedono solo di premere un bottone e sentire il botto. E per undici giorni sembra di aver fatto qualcosa di grande.

È la soddisfazione più semplice del mondo. È quella alla portata di chiunque, senza distinzione di capacità o impegno. È democratica nel senso peggiore del termine: accessibile a tutti, esigente con nessuno.

E ogni anno, puntuali, alle sette di mattina del primo maggio, eccoli lì.

A fare i botti.

Mentre il paese affonda.

Se vi sentite offesi, la domanda da farsi non è "come ti permetti?" ma "perché mi riconosco?"

E visto che siamo su Reddit, no, questo post non è scritto da ChatGPT, sono solo stato svegliato alle 7:00 dai botti e ho deciso di impiegare bene il mio tempo.

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u/EnergyDrink996 — 14 days ago