u/Anatras02

▲ 34 r/Italia

Sinceramente trovo limitante quando il dibattito sul “privilegio maschile” viene semplificato al punto da far sembrare che gli uomini non abbiano vulnerabilità specifiche o problemi sistemici propri.

La realtà è probabilmente più complessa di una semplice divisione tra “uomini privilegiati” e “donne svantaggiate”, perché esistono ambiti in cui alcuni problemi colpiscono in modo sproporzionato gli uomini, così come altri colpiscono in modo sproporzionato le donne.

Alcuni dati:

- In Italia circa l’80–90% dei figli ha la madre come genitore collocatario prevalente dopo una separazione/divorzio

- Circa il 77–79% dei suicidi in Italia riguarda uomini: quasi 4 suicidi su 5. Parliamo di oltre 3.000 uomini l’anno, circa 8 ogni giorno. Alcuni studi mostrano inoltre che gli uomini separati hanno un rischio suicidario molto più alto.

- Nel 2024 circa il 92% delle morti sul lavoro ha riguardato uomini (1.004 su 1.090 totali)

- Oltre il 95% della popolazione detenuta in Italia è composta da uomini. Un dato che non dimostra semplicemente che “gli uomini siano cattivi”, ma anche una maggiore esposizione maschile a criminalità, marginalizzazione, dipendenze e comportamenti ad alto rischio

- Tra le persone senza dimora in Italia gli uomini rappresentano circa il 70–85% dei casi a seconda delle rilevazioni. Tra i padri separati il problema economico è particolarmente forte: secondo dati Eurispes citati da diverse testate, circa 800.000 padri separati vivrebbero sotto la soglia di povertà e il 46% dei “nuovi poveri” sarebbe composto da padri separati non collocatari

- In Italia circa il 65% delle vittime di omicidio è uomo. Nelle aggressioni fisiche, rapine e nella violenza da strada gli uomini risultano inoltre colpiti più frequentemente nelle statistiche criminali

- Il tasso di abbandono scolastico è mediamente più alto tra i ragazzi rispetto alle ragazze (circa 13–14% contro circa 9–10%)

- Le donne rappresentano ormai circa il 59–60% dei laureati in Italia. Questo non significa che le donne “abbiano la vita facile”, ma mostra che esiste anche un problema maschile nel rapporto con scuola, istruzione e percorso accademico di cui si parla molto poco

- Sul tema della violenza domestica diversi studi internazionali mostrano che esiste anche una quota significativa di violenza bidirezionale nelle coppie, anche se le donne subiscono mediamente forme più gravi e con conseguenze peggiori

- Anche sulla violenza sessuale maschile il dibattito pubblico è spesso molto limitato. Nei dati CDC/NISVS statunitensi, considerando anche categorie come il “made to penetrate”, le vittime maschili negli ultimi 12 mesi risultano numericamente molto più vicine a quelle femminili di quanto normalmente si immagini

- In Italia esistono pochissimi servizi dedicati agli uomini vittime di violenza o abuso. E la cosa che personalmente trovo assurda è che quando qualcuno prova anche solo a dire “anche un uomo può essere vittima”, spesso viene immediatamente attaccato.

A Napoli sono stati vandalizzati manifesti del progetto 1523 dedicati anche al supporto di uomini vittime di violenza. Alcuni attivisti hanno rivendicato il gesto sostenendo che parlare di violenza sugli uomini “metta in secondo piano” quella contro le donne.

E questo secondo me è un enorme punto cieco del dibattito pubblico.

Perché riconoscere che alcune donne subiscono violenza sistemica non dovrebbe rendere impossibile riconoscere che anche alcuni uomini possano subire abusi, manipolazione, violenza psicologica, isolamento, ricatti emotivi o perfino violenza fisica.

Non dovrebbe essere una gara a chi soffre di più.

“È colpa della società patriarcale/maschilista?”

Probabilmente molte di queste dinamiche sono influenzate anche da quello. Ma proprio questo dimostra che la realtà è più complessa dell’idea secondo cui vivremmo in “un paradiso per gli uomini e un inferno per le donne”.

E ci tengo a chiarire una cosa: non ne parlo per aumentare la guerra tra uomini e donne, anche perché mi trovo quotidianamente a discutere sia con uomini che continuano a portare avanti stereotipi tossici verso le donne, sia con uomini che minimizzano o ridicolizzano le vittime maschili con frasi disgustose tipo “magari fosse successo a me” parlando di abusi o violenze sessuali. Anche questo, secondo me, è parte del problema.

Ne parlo perché credo che ignorare completamente alcune vulnerabilità maschili per motivi ideologici non aiuti nessuno.

E soprattutto perché tanti uomini che vivono depressione, violenza, abusi, isolamento o difficoltà psicologiche spesso si vergognano perfino di parlarne. Come se un uomo dovesse essere sempre forte, sempre stabile, sempre “quello che regge tutto”.

Ma un uomo non è automaticamente un carnefice solo perché è uomo. Può anche essere vittima, può stare male, può avere paura, può subire violenza o abusi, e parlarne non dovrebbe essere motivo di vergogna.

Riconoscere problemi maschili non significa negare quelli femminili, così come riconoscere problemi femminili non dovrebbe significare ignorare quelli maschili.

Perché se alcuni problemi colpiscono in modo sproporzionato le donne, altri colpiscono in modo sproporzionato gli uomini. E una discussione seria dovrebbe riuscire a parlare di entrambe le cose senza trasformare tutto in una tifoseria.

E sì, so benissimo che esistono molte femministe che credono sinceramente nell’uguaglianza tra uomini e donne. Però credo sia anche intellettualmente disonesto fingere che certe narrative apertamente ostili verso gli uomini siano marginali o inesistenti nel dibattito pubblico attuale, soprattutto in alcune forme di attivismo molto mediatico. E ogni volta che qualcuno lo fa notare, spesso arriva subito il classico “quelle non sono vere femministe”: una dinamica che ricorda molto il “No True Scotsman”, cioè ridefinire continuamente il gruppo per escludere automaticamente qualsiasi comportamento problematico e preservarne un’immagine idealizzata.

TL;DR:

Esistono problemi che colpiscono le donne in modo sproporzionato ed è giusto parlarne. Ma questo non significa che gli uomini vivano automaticamente “nel privilegio” senza vulnerabilità proprie.

- ~78% dei suicidi in Italia riguarda uomini

- ~92% delle morti sul lavoro riguarda uomini

- ~95% dei detenuti è uomo

- ~70–85% dei senzatetto è uomo

- ~65% delle vittime di omicidio è uomo

- i ragazzi abbandonano la scuola più delle ragazze

- le donne sono ormai ~60% dei laureati

- dopo le separazioni i figli vengono collocati prevalentemente con la madre nell’80–90% dei casi

- esistono pochissimi servizi dedicati agli uomini vittime di violenza

- a Napoli sono stati vandalizzati manifesti del progetto 1523 dedicato anche a uomini vittime di violenza perché, secondo alcuni, parlarne sarebbe “pericoloso”

Riconoscere vulnerabilità maschili non significa negare i problemi femminili.

E soprattutto: un uomo non è automaticamente un carnefice solo perché è uomo. Può anche essere vittima, stare male, subire violenza, depressione o isolamento. E parlarne non dovrebbe essere motivo di vergogna.

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u/Anatras02 — 6 days ago