u/AlessioPCM

Humanitas | Dall'abisso all'orizzonte | 11. La guardia non trema

Humanitas | Dall'abisso all'orizzonte | 11. La guardia non trema

Discende dall’Alpi

un’armata di senza terra,

niente onore

solo picca e spada,

soldo per guerra.

-

Marcia verso sud

una forzata corsa,

li insegue, fame e pestilenza,

preventiva punizione

per la loro dannazione.

-

La minaccia incombe

sull’urbe immortale

dimora del Vicario

del Cristo Salvatore,

figlio del Signore.

-

Al crollare delle mura

il terrore fra la gente,

è immane,

ma la Guardia non trema

189 difenderanno la strada.

-

Grazia del signore,

ardente di luce e splendore,

ne difende la voce

un muro di fede

tinto di gloria immortale.

-

Un gruppo al Passétto

di scorta al Santo Padre,

la maggior parte

al teutonico cimitero

con la fede in cuore muore.

-

Grazia del signore,

ardente di luce e splendore,

ne difende la voce

un muro di fede

tinto di gloria immortale.

-

Uno ad uno,

dall’ultimo soldato al comandante

nessuna capitolazione

certa reincarnazione

Paradiso, loro ultima destinazione.

-

Grazia del signore,

immensa potenza e splendore,

ne difende la voce

un muro di fede

tinto di gloria immortale.

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UMANITÀ— Per avere qualcosa per cui valga la pena morire serve prima qualcosa per cui voler vivere.

Delle volte ci si sacrifica per qualcosa di più grande di noi. C’è nobiltà nell’avere qualcosa per cui vale la pena morire. Non dobbiamo dimenticarci però che esiste sempre anche qualche ragione per cui vale la pena vivere. Seppur non cattolico non posso fare a meno di ammirare qualcuno disposto a morire per qualcosa, per una causa superiore. Certo, spesso è anche una ragione per cui si è disposti ad uccidere, eppure non posso fare a meno di pensare per cosa o chi io sarei disposto a fare lo stesso.

| CONTESTO STORICO in breve | Italia, 1527

Durante le guerre d’Italia, Roma viene assediata dalle truppe del Sacro Romano Impero degli Asburgo. Un’armata imperiale, in buona parte composta da Lanzichenecchi (i senza terra), con al seguito -oltre a fame e pestilenza — le loro donne (come d’uso negli eserciti per lungo tempo), cinge d’assedio Roma. All’aprirsi di una breccia, inizia il saccheggio della Città Eterna; durerà otto giorni. In questo contesto la Guardia Svizzera si sacrifica al Cimitero Teutonico, immolandosi contro un nemico più che numericamente superiore, per permettere al Santo Padre di scappare, attraverso il “Passetto”, a Castel Sant’Angelo. Da lì il papa, Clemente VII, tratterà con gli assedianti per farli ritirare dalla città, nella quale si diffonde tra il popolo e le truppe di invasori la peste. Dopo l’accordo il Santo Padre verrà tenuto prigioniero prima di essere liberato da trenta cavalieri che lo scorteranno a Orvieto… ma questa è un’altra storia.

| NOTA |

La poesia è ispirata dalla canzone “The Last Stand” del mio gruppo preferito, i Sabaton, a cui è naturalmente dedicata.

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u/AlessioPCM — 5 days ago

Sopra le spighe d’oro

ed un cielo di fulgido ciano,

lungo sponde di vita

ed un mare desiderato,

scende la superbia

la suprema discordia.

-

I corvi stendono le ali

come vele nere,

oscurando l’orizzonte

mentre file d’acciaio

sciamano sui campi,

seminando, fatale sorte.

-

Il cielo rimbomba

forte dei tuoni,

il suolo trema

di cenere ripieno,

quando il fuoco scema

resta, il silente veleno.

-

Ed ecco che suona la risata,

dentro cuori, d’avidità ricolmi,

nei crani, d’argilla di Pandora,

un sussurro, d’infinita soddisfazione,

dell’angelo, ai confini della terra,

un mostro, di nome Guerra.

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UMANITÀ— La nostra lotta interiore si proietta anche nei rapporti tra di noi. Poche specie fanno guerre come quelle umane.

Si dice che la guerra sia il fallimento della diplomazia ma anche la continuazione della politica con altri mezzi. Non so quale delle due frasi sia quella “giusta”, magari entrambe, magari nessuna delle due. Ciò che è certo è che il sangue versato getta lunghe ombre, maledizioni scagliate attraverso i secoli.

Come le emozioni sono profondamente radicate in ciascuno di noi, guerra, ostilità, cooperazione e pace lo sono nelle società che hanno in questo pianeta — l’unico che abbiamo — il teatro delle loro relazioni.

Forse un giorno riusciremo a non sprecare più il sangue e l’ingegno, l’abilità e la passione che bruciano in quel liquido di vita saranno solamente il carburante di un futuro migliore.

Fino ad allora dobbiamo continuare a resistere, ricordarci che questi eventi non sono solo mangime da propaganda politica (di qualsiasi parte), ma un incentivo a non smettere di lottare perché purtroppo, per quanto la diplomazia sia ideale, essere accomodanti verso chi usa le armi invece delle parole rischia di non essere sufficiente.

Quindi “Si vis pacem para bellum”? Se vuoi la pace preparati alla guerra? Forse.

Prepararsi alla guerra è un ottimo punto di partenza per farla, ma allo stesso tempo sembra il risultato inevitabile in un mondo diviso in nazioni, se non in lotta, perlomeno rivali di fatto — o potenzialmente — tra loro.

Forse se fossimo tutti uniti sotto un’unica bandiera non sprecheremmo più soldi e sangue per scannarci (o per prepararci all’eventualità di doverlo fare), forse invece, le reindirizzeremmo semplicemente nel mantenimento dell’ordine, quale che esso sia. Caos tra nazioni o in una nazione?

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u/AlessioPCM — 13 days ago